SportShots Luxardo


In vista dei prossimi giochi olimpici invernali 2026 Fondazione 3M promuove, col patrocinio del CONI – Comitato Regionale Lombardia e in collaborazione con Fondazione Cariplo, la rassegna Scatti di valore: un percorso strutturato in quattro mostre fotografiche dedicate allo sport e in momenti divulgativi diffusi sul territorio.

Primo appuntamento:
9 – 12 maggio 2024, Palazzo Castiglioni, corso Venezia 47, Milano
Inaugurazione 9 maggio ore 11.00
Nell’ambito dell’evento Sport Per Ben Essere organizzato da Confcommercio Milano


Rassegna a cura di Roberto Mutti



La prima fotografia sportiva risale al 1855, ed è conservata nella Royal Library di Windsor, in Inghilterra. Ritrae due pugili, in posizione di guardia, fermi uno di fronte all’altro. Non conosciamo nulla dei soggetti ritratti, non sappiamo chi abbia scattato l’immagine né perché, eppure quell’istante ha tanto da raccontare: parla di corpi (quelli atletici di un tempo passato), gesti (l’eleganza composta della postura), restituisce un frammento della storia di una disciplina, e dei principi che la regolano.

Il legame tra sport e fotografia non trova la sua realizzazione solo nelle immagini spettacolari di performance e vittorie, ma ha molto altro da dire. Testimonia spaccati della nostra società, raffigura momenti sociali, rappresenta l’inclusione, la fiducia, la cooperazione. Divulga messaggi positivi che parlano a tutti, costituendosi come potente leva d’ispirazione e coinvolgimento.




LO SPORT

Lo sport fin dalla sua nascita è un fenomeno collettivo che inorgoglisce chi lo fa e affascina chi lo osserva. Un tempo questo senso del vivere ricco di simbologie, ritualità, metafore era descritto solo nelle parole di grandi poeti come Omero e rappresentato nella statuaria o nella pittura vascolare. Non è semplicemente una forma di intrattenimento o di attività fisica, ma rappresenta un elemento fondamentale nella tessitura stessa della società. Attraverso la sua influenza, lo sport si è radicato profondamente nei valori culturali, sociali ed economici delle comunità in tutto il mondo. Esplorare l’importanza dello sport nella società rivela una serie di benefici che vanno ben oltre il campo di gioco. Inoltre, lo sport offre una piattaforma per promuovere valori positivi e per combattere le ingiustizie sociali.




LA FOTOGRAFIA

L’avvento della fotografia ha cambiato profondamente la nostra percezione dello sport perché quanto ci si immaginava ora aveva un corrispettivo reale con cui da allora tutti ci si è dovuti confrontare: gli atleti nel loro presentarsi, gli spettatori nell’osservarli, i fotografi nel riprenderli. Se i ritratti sono diventati interessanti testimonianze di sapore antropologico, è la documentazione dei gesti atletici che ha rivelato da una parte il fascino di quanto l’occhio poteva aver solo recepito per un attimo e dall’altra l’abilità del fotografo nel cogliere l’istante decisivo, nello scegliere l’inquadratura più suggestiva, nel racchiudere in una sola immagine quel senso di epicità che da sempre attraversa lo sport.




LE TAPPE

In questo ricco panorama che si snoda in quattro diverse tappe di un unico percorso si è voluto dar conto dei tanti aspetti della dimensione sportiva che la fotografia sa indagare. Si parte necessariamente dall’indagine che un grande autore come Elio Luxardo ha compiuto sul corpo e da qui si mettono a confronto le immagini dei primordi della fotografia così serie e composte nei costumi come nei gesti con quelle della seconda metà del Novecento tutte incentrate sulla spettacolarità. Sono gli autori contemporanei, infine, ad indagare sui valori che lo sport rappresenta: lo fanno con immagini che vanno oltre gli aspetti descrittivi per usare la metafora, la simbologia, l’allegoria con immagini caratterizzate da una notevole forza evocativa.


LA RASSEGNA. Le mostre fotografiche



SportShots Luxardo


Elio Luxardo (1908-1969) nasce da genitori di origini italiane in Brasile dove si segnala dapprima come atleta di valore e poi come autore di documentari. Dal padre fotografo di professione impara molto lavorando con i fratelli nello studio di famiglia ma quando, nel 1932, si trasferisce a Roma, si iscrive al Centro sperimentale di cinematografia che poi, insofferente della disciplina, abbandona per sposare definitivamente la fotografia affermandosi soprattutto come ottimo ritrattista. Nel suo studio di via del Tritone 197 (e, dal 1944, in quello milanese di corso Vittorio Emanuele) sperimenta soprattutto quel particolare uso delle luci che aveva imparato sui set e che ritrovava, da grande e competente appassionato del cinema, soprattutto nei film americani. Tutto ciò caratterizza in modo evidente anche le sue ricerche personali sul corpo che colpiscono per la loro bellezza asciutta e suggestiva. I nudi femminili e quelli maschili sono il frutto dei giovanili esordi come scultore, ma soprattutto provengono dalla sua capacità di considerare il corpo in una sua assoluta plasticità lontana in egual misura dalla morbosità come dalla retorica e semmai vicina a quell’antica ammirazione per il corpo degli atleti assunto a modello di armonia. In Luxardo quello femminile è di una bellezza eterea che sembra plasmato dalla luce e disegnato da una grazia leggera mentre quello maschile è scattante, elastico, capace di evocare una classicità antica ma anche di anticipare quella forza prorompente e sfrontata poi cara a Robert Mapplethorpe.

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SportShots Luxardo


Appena nata, la fotografia si è dovuta confrontare con il tempo perché la bassa sensibilità dei materiali costringeva i soggetti a lunghe pose e ogni movimento non poteva essere facilmente registrato. Quando è migliorata la qualità di lastre e pellicole, i fotografi si sono aperti a nuove prospettive cui hanno aderito con entusiasmo e così lo sport è entrato a pieno diritto nella loro espressività. Gli esperimenti di Eadweard Muybridge sui movimenti di un cavallo al galoppo, siamo nel 1878, possono essere considerati come le prime fotografie di sport esattamente come le ricerche di Étienne-Jules Maray che nel 1880 riprende su un’unica lastra i tanti movimenti di un saltatore d’asta e quelli di uno schermidore. Da allora, in un’epoca dominata dal bianconero, i fotografi si sono impegnati a realizzare immagini spesso commissionate da giornali e riviste che davano loro il giusto risalto. Se in un primo momento ai soggetti si richiedeva di mettersi in posa – memorabili i serissimi atleti con le mani in seconda – magari in studio davanti a fondali dipinti, man mano i fotografi cercano di raccontare il dinamismo che caratterizza ogni disciplina sportiva. Pur potendo contare su attrezzature non certo paragonabili a quelle cui oggi siamo abituati (per dire, la pellicola Kodak TriX prodotta dal 1954 era quella con la massima sensibilità disponibile 400 Iso) sono in molti a realizzare riprese di prestigio. Accanto a fotografie più classiche che fermano il gesto atletico di superare un’asticella, di tuffarsi con eleganza, di misurarsi con un ostacolo, compaiono così ricerche.

SportShots Luxardo


C'è stato un momento nella storia della fotografia, a partire dagli anni Sessanta, in cui alcuni aspetti tecnici hanno profondamente influenzato l’estetica delle immagini scattate, pubblicate, esposte, viste. Ai fotografi sono arrivate nuove, maneggevoli fotocamere reflex e innovative pellicole grazie alle quali si potevano ottenere immagini caratterizzate da colori intensi e vividi. In breve, le biottiche tedesche Rolleiflex e Rolleicord usate dai professionisti per i ritratti, la cronaca e il reportage anche sportivo rivelarono tutti quei limiti che l’abilità dei fotografi aveva nascosto. Ci voleva talento per piazzarsi dietro una porta di calcio in attesa che la palla entrasse in rete o accanto all’asticella del salto in alto per riprendere l’atleta nel momento in cui la superava, con una macchina a obiettivo fisso di 80mm corrispondente alla visione dell’occhio umano e una pellicola 120 con solo dodici scatti a disposizione. Le nuove reflex giapponesi avevano una dotazione di obiettivi che andavano dai grandangoli ai lunghi teleobiettivi grazie ai quali si potevano ottenere immagini di una straordinaria spettacolarità. Così, gli autori si concedono nuove audaci prospettive e angoli di visuale insoliti che, a ben guardare, sono frutto di un’epoca che guarda con fiducia al futuro perché allora tutto poteva o sembrava essere possibile. I giocatori di basket e i tennisti possono ora essere ripresi dall’alto, i corridori dal basso, i momenti rapidi congelati in un istante. Gli obiettivi grandangolari che allargano lo sguardo, i teleobiettivi che avvicinano i soggetti per coglierne le espressioni e creare giochi di prospettive sono tutti elementi che conferiscono alle fotografie di sport di quest’epoca un fascino tutto particolare. Queste immagini non sono esenti da qualche limite e, forse proprio per questo, conservano una forza espressiva e un fascino che ce le rendono particolarmente care.

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SportShots Luxardo


Quando la fotografia contemporanea si avvicina allo sport lo fa in due modi differenti: puntando ancora una volta sulla ripresa dei gesti degli atleti per ottenere immagini che, anche grazie all’evoluzione dei materiali che consentono di ottenere risultati di grande efficacia, colpiscono per la loro spettacolarità oppure cercando di far emergere quanto di più profondo si trova nei valori su cui lo sport si fonda. Ovviamente questa seconda ricerca è più complessa perché una cosa è la comprensione di parole comuni anche se importanti come lealtà, coraggio, audacia, una cosa è avventurarsi nell’impresa della loro rappresentazione attraverso le immagini. Gli autori qui coinvolti talvolta hanno trovato nei loro archivi opere che ben rientravano in questo progetto ma in altri casi hanno lavorato per produrre nuove fotografie che si muovessero all’interno di questa logica. È stata una vera e propria sfida a cui ognuno ha contribuito con la propria sensibilità e il proprio stile. C’è chi lo ha fatto – è il caso di Occhiomagico con la sua pulizia formale, Giancarla Pancera con le sue intuizioni fulminee, Alessandra Danieli e Adriano Meis con i loro richiami simbolici, Lucrezia Roda con le sue elaborazioni visive, Pietro Sala con il suo rigore formale – operando in una dimensione metaforica dotata di una forte capacità evocativa e chi, come Luigi Erba, Alice Arcando, Enzo Rocca, Michela Albert, ha trovato nelle proprie immagini tagli compositivi di forte impatto emotivo. Ci sono poi autrici ed autori che hanno saputo riassumere intere storie grazie a scatti dotati della capacità di fantasticare: da qui emergono l’immaginario di Maurizio Galimberti, il dinamismo di Roberto Rognoni, la delicatezza intima di Raoul Iacometti, il senso compositivo di Francesca Meloni, la capacità di sintesi di Benedetta Pitscheider, la leggerezza di Marta Baffi.